Giuseppe Tomasi di Lampedusa: L'Ultimo Gattopardo, tra Nobiltà, Guerra e Solitudine
Giuseppe Tomasi, Principe di Lampedusa (1896-1957), fu molto più che l'autore di un solo capolavoro: fu il testimone e l'ultimo esponente di un mondo destinato a scomparire.
Origini e Influenze
Figlio di Giulio Maria Tomasi e Beatrice Mastrogiovanni Tasca di Cutò, Giuseppe crebbe in un ambiente di alta nobiltà palermitana. Rimasto figlio unico dopo la prematura scomparsa della sorella Stefania, sviluppò un legame fortissimo con la madre, donna di forte personalità che gli insegnò il francese. Il rapporto con il padre, al contrario, fu sempre freddo e distaccato.
La sua formazione avvenne principalmente in casa: la nonna lo appassionò alla letteratura leggendogli i romanzi di Emilio Salgari. Un momento formativo cruciale fu l'aver assistito, nella residenza di Santa Margherita Belice (eredità dei Cutò), a una rappresentazione dell'Amleto recitata da una compagnia girovaga.
Il casato dei Tomasi di Lampedusa, ramo della famiglia Tomasi, è di presunte origini bizantine ed era caratterizzato da un profondo fervore religioso, vantando tra i suoi membri un santo, San Giuseppe Maria Tomasi, e una venerabile, Isabella Tomasi. Di particolare rilievo in epoca recente fu lo zio, Pietro Tomasi della Torretta, che ricoprì le cariche di Ministro degli esteri e Presidente del Senato.
Dalla Guerra all'Esilio Volontario
Dopo aver frequentato il liceo, nel 1915 Tomasi si iscrisse a Giurisprudenza a Roma, ma i suoi studi furono interrotti dalla guerra. Chiamato alle armi, partecipò al primo conflitto mondiale come ufficiale d'artiglieria; fu catturato a Caporetto e imprigionato in Ungheria, riuscendo fortunosamente a fuggire e a tornare a piedi in Italia.
Dimessosi dal Regio Esercito, ritornò in Sicilia. Visse alternando il riposo a qualche viaggio, sempre in compagnia della madre, dedicandosi principalmente allo studio delle letterature straniere. La sua unica esperienza di collaborazione letteraria fu a Genova nel 1925, insieme al cugino Lucio Piccolo, per la rivista Le opere e i giorni.
Amore, Ritiro e L'Eredità
A Riga, nel 1932, sposò la studiosa di psicoanalisi Alexandra, baronessa von Wolff-Stomersee, nota come "Licy". Le due donne della sua vita, tuttavia, non andarono d'accordo: l'incompatibilità di carattere tra Licy e la madre spinse presto la moglie a tornare in Lettonia.
Nel 1934, alla morte del padre, Giuseppe ereditò i titoli. Richiamato brevemente alle armi nel 1940, fu congedato in quanto a capo dell'azienda agricola ereditata.
L'isolamento di Tomasi di Lampedusa fu interrotto solo dalla scrittura del suo capolavoro. Morì lontano da casa, a Roma, il 23 luglio 1957, a causa di un tumore ai polmoni. Curiosamente, come il suo antenato protagonista de Il Gattopardo, morì lontano dalla sua amata terra. Adottò come erede l'allievo e lontano cugino Gioacchino Lanza di Assaro.
Il romanzo, rifiutato in vita, fu pubblicato postumo nel novembre del 1958 e vinse il Premio Strega nel 1959, consacrando Tomasi di Lampedusa come uno dei grandi della letteratura mondiale. Dal marzo 2024 la sua salma riposa nella chiesa di San Domenico a Palermo.

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