"Il Gattopardo": Un Ritratto della Decadenza Aristocratica

Ben ritrovati al secondo appuntamento dedicato a Il Gattopardo. Dopo aver esplorato la vita del suo autore, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, passiamo oggi al cuore dell'opera: la trama, qui basata sull'edizione conforme al manoscritto del 1957. Il Declino Visto da Don Fabrizio Il racconto si apre con la recita del rosario nel sontuoso Palazzo Salina, dimora del Principe Fabrizio Corbera, Signore di Salina. Don Fabrizio, marito di Stella e padre di sette figli, è una figura imponente: raffinato cultore di studi astronomici e osservatore acuto delle passioni umane. Egli è il testimone della progressiva e inesorabile decadenza del suo ceto. Con lo sbarco di Garibaldi in Sicilia, un nuovo ceto – la borghesia – prende rapidamente piede. Il Principe osserva con un malcelato disprezzo questa nuova classe, considerandola il prodotto deteriore dei nuovi tempi, ma riconosce la sua inevitabile ascesa. L'Opportunismo di Tancredi L'intraprendente e amatissimo nipote del Principe, Tancredi Falconeri, capisce per primo la necessità di adattamento. Non esita a cavalcare la nuova epoca in cerca di potere economico, combattendo prima tra le file dei garibaldini e poi nell'esercito regolare del Re di Sardegna. Tancredi rassicura lo zio con la frase che diventerà il paradosso eterno dell'opera: «Se non ci siamo anche noi, quelli ti combinano la repubblica in quattro e quattr'otto. Se vogliamo che tutto rimanga com'è, bisogna che tutto cambi». Questo cinismo pragmatico è in netto contrasto con la passione, in realtà più intuita che vissuta, che lega Tancredi alla sua raffinata cugina Concetta, profondamente innamorata di lui. Il Patto con la Borghesia La famiglia Salina si trasferisce per le vacanze nella residenza estiva di Donnafugata. Qui entra in scena Don Calogero Sedàra, il nuovo sindaco: un parvenu, ma intelligente e ambizioso, che cerca immediatamente di entrare nelle grazie dell'aristocrazia. Il suo strumento è la figlia, Angelica, di una travolgente e incantevole bellezza a cui il passionale Tancredi soccombe immediatamente. Nonostante non sia di famiglia nobile, Angelica, con il suo fascino, ottiene il consenso di Casa Salina e sposa Tancredi. Il contratto matrimoniale sigilla il patto: Calogero Sedàra fornisce alla figlia la totalità dei suoi beni, unendo così il blasone dei Falconeri al denaro della borghesia. La Rinuncia e L'Epilogo Il Principe, pur contrario nel profondo, risponde affermativamente a coloro che gli chiedono un parere sul voto di annessione della Sicilia al Regno di Sardegna. Il plebiscito sarà unanime per il "sì". Successivamente, il funzionario piemontese, Cavaliere Chevalley di Monterzuolo, giunge a palazzo per offrire al Principe la carica di Senatore del Regno, ma Don Fabrizio la rifiuta garbatamente, dichiarandosi esponente del vecchio regime borbonico e ad esso legato da vincoli di decenza. Il Principe conduce da quel momento una vita appartata, fino al giorno della sua morte serena, avvenuta in una stanza d'albergo a Palermo, dopo il viaggio di ritorno da Caserta. L'ultimo e malinconico capitolo del romanzo, ambientato nel 1910, descrive la desolante vita delle figlie superstiti: Carolina, Concetta e Caterina. Tomasi di Lampedusa, parlando di eventi passati, compie un processo narrativo che rende lo spirito "gattopardesco" ancora attualissimo.

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