L’Unicorno della Regina e l’enigma del corno dei Savoia

Il 9 aprile, nei paesi anglosassoni, si festeggia l’Unicorn Day. È la giornata dedicata all'unicorno, un animale leggendario che, pur non essendo mai esistito, non smette di affascinare adulti e bambini, esercitando da secoli un richiamo magnetico che unisce il folklore alla grande storia delle monarchie europee. Nel Regno Unito, l’unicorno viene preso molto sul serio, tanto da occupare un posto d’onore nello stemma della monarchia britannica, il celebre “Royal Coat of Arms”. È interessante notare come la Regina Elisabetta, quando si recava in Scozia, utilizzasse una versione specifica dello stemma: in questo caso l’unicorno compare sulla sinistra, fregiato di una corona imperiale o, talvolta, di una corona orientale a punte al collo, distinguendosi nettamente dalle classiche insegne con croci e gigli. Elogiato per il suo orgoglio e la sua forza indomita, l’unicorno divenne un pilastro dell’araldica scozzese già nel dodicesimo secolo sotto Guglielmo I, arrivando poi a essere impresso sulle monete d’oro del quindicesimo e sedicesimo secolo. Il folklore ci insegna che l’unicorno e il leone erano nemici giurati, protagonisti di una battaglia perpetua per il titolo di Re degli animali. Rappresentavano due modelli di leadership contrapposti: il leone regnava grazie al suo valore e alla forza, mentre l’unicorno deteneva il potere attraverso l’armonia. Tuttavia, il fascino di questa creatura non si limita agli emblemi araldici, ma entra fisicamente nelle stanze del potere italiano. Esiste un manoscritto straordinario, diviso in tre parti a causa delle sue dimensioni, che riporta l'inventario originale rinvenuto nel cassetto privato di Vittorio Amedeo I di Savoia. Il cassetto fu sigillato subito dopo la sua morte, avvenuta nel 1637, e aperto tre anni dopo per specifica richiesta del figlio Carlo Emanuele II. Il contenuto rivelato dalla commissione d'inventario è sbalorditivo. Accanto a preziosi rimedi contro i veleni e componenti per ricerche alchemiche, viene citato testualmente: “un picciol pezzo d’Ulicorno di spessezza di un pollice”. Questo frammento era considerato uno dei talismani più rari e potenti in possesso della dinastia sabauda. I Savoia avevano infatti un legame antico con questa reliquia: nel 1553, durante la presa di Vercelli, i francesi comandati da Carlo Cossè, conte di Brissac, avevano sottratto il celebre e prezioso "corno di liocorno". Era un oggetto inestimabile, parte del patrimonio personale delle duchesse di Savoia. Boyvin du Villars, segretario del conte di Brissac, documentò con precisione quel bottino di guerra, descrivendo un corno alto oltre otto piedi (circa due metri e mezzo). A quel tempo, al corno del liocorno si attribuiva un potere purificatore quasi divino. Si credeva fosse in grado di risanare le acque inquinate, di allontanare il malocchio e di guarire dalle malattie. Per tale ragione, questi oggetti venivano cercati in tutta Europa e venduti letteralmente a peso d'oro. La storia del frammento ritrovato nel cassetto di Vittorio Amedeo I è l'ultima traccia di un'epoca in cui il confine tra realtà storica e leggenda era così sottile da essere custodito sotto chiave, tra i tesori più cari di una delle casate più antiche del mondo.

Commenti

Post popolari in questo blog

Il Mirto

Georgia O’Keeffe – L'Artista che Definì il Paesaggio Americano

🌸 L'Infanzia Interrotta: Chiyo Sakamoto e la Crudeltà Dietro il Sipario del Mondo delle Geishe.