La Biblioteca di Gigliola: Jane Eyre
Il viaggio di oggi parte direttamente dalla mia libreria, da una nona edizione del 1999 di un classico assoluto della letteratura inglese: Jane Eyre. Questo romanzo venne pubblicato per la prima volta il 19 ottobre 1847 sotto lo pseudonimo di Currer Bell, una scelta di Charlotte Brontë dettata dalla necessità di aggirare i pregiudizi della società vittoriana. L'opera attinge profondamente dalle esperienze personali dell'autrice e descrive con crudo realismo lo stile di vita di un'epoca rigidissima. Il romanzo segue un percorso netto in tre fasi: si apre con l’infanzia di un’orfana non amata, prigioniera in un istituto caritatevole che si rivela un luogo cupo e gelido, dominato da punizioni severissime, malattia e morte. La narrazione prosegue poi con la liberazione della protagonista, che trova la sua indipendenza come istitutrice in una dimora nobiliare dove viene trattata quasi da pari; qui nasce l'amore impossibile per il padrone di casa, un uomo tormentato da un segreto oscuro. Il cammino di Jane si conclude con la conquista della propria eredità e delle proprie radici, trovando finalmente la pace con il passato e la forza per costruire un nuovo futuro.
Parallelamente a questa vicenda letteraria si consuma la realtà privata della famiglia Brontë, un’esistenza segnata da un’ombra di morte costante che non ha lasciato scampo a nessuno. Charlotte era la sesta di sei figli di un pastore con la passione per la cultura, ma la loro vita è stata un assedio clinico brutale. La tubercolosi è stata la vera padrona di casa, iniziando il suo massacro con la morte della madre a soli trentotto anni e proseguendo con le sorelle maggiori, Maria ed Elizabeth, uccise dal morbo contratto in collegio. Charlotte riuscì a pubblicare in vita Jane Eyre (1847), Shirley (1849) e Villette (1853), ma il male non diede tregua alla famiglia. L’unico fratello maschio, Branwell, annega il suo genio di pittore e scrittore nell'alcolismo prima che la tubercolosi lo finisca definitivamente. La stessa sorte tocca a Emily, che muore giovanissima poco dopo aver consegnato alla storia Cime tempestose, e alla più piccola, Anne, autrice de La signora di Wildfell Hall, un'opera oggi riconosciuta come il primo vero romanzo femminista. La tubercolosi non ha dato tregua, portando via anche Charlotte nel 1855, rendendo i suoi ultimi lavori come The Professor ed Emma delle opere postume. Quella dei Brontë non è stata una carriera letteraria comune, ma una resistenza disperata contro una malattia che ha tentato di cancellare sistematicamente i talenti più feroci della loro generazione.

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